23° anniversario dell’omicidio sul lavoro di Reuf Islami
Costruire una alternativa ad un “modo di produzione” fondato su schiavismo e stragi di lavoratori
La storia è nota anche se “rimossa “dalle istituzioni; il 21 marzo 2002 il giovane lavoratore edile Reuf Islami è vittima di un omicidio sul lavoro causato da gravi omissioni delle più elementari misure di prevenzione e sicurezza; Reuf è in “sans papier” per usare la efficace definizione francese: non ha il permesso di soggiorno; viene da un paese nel quale il governo italiano, memore del passato coloniale fascista , vorrebbe far funzionare strutture di “accoglienza” semplicemente disumane, peggio che bestiali; c’è un filo che collega la amnesia delle istituzioni sul “caso” Reuf e la avventura albanese del governo: la rimozione , lontano dagli occhi lontano dal cuore; Reuf ci ricorda dunque la realtà tragica, illegale, anticostituzionale e disumana degli attuali CCPPRR , luoghi non deputati alla “esecuzione penale” ma più concretamente al “sequestro di persona”
Reuf lavora in fondo ad una tragica catena di appalti e subappalti che, come si è puntualmente, verificato negli ultimi decenni in Italia, è una catena lungo la quale si “disperde” ogni cognizione ed ogni pratica di prevenzione e sicurezza; il primo committente dei lavori di via Ranzani, luogo in cui si è consumato l’omicidio, era l’Università ( né mater né alma…) ; la “azienda” per la quale lavorava Reuf era nota persino per ricorso senza scrupoli al lavoro minorile perché, pare, che i ragazzi molti giovani siano fisicamente più agili ad incunearsi in scavi…privi di protezioni contro gli smottamenti; a seguito delle indagini ci fu una condanna penale con risarcimento irrisorio (non che un vero risarcimento sia possibile);
dal 21 marzo 2002 le istituzioni locali soffrono di amnesia; si tratta di “amnesia politica”: perché ricordare un simile tragico evento? Perché turbare i turisti e gli immemori di passaggio intitolando a Reuf una strada o dedicandogli una targa ricordo (come il comune di Bologna aveva “promesso” nel 2012)? Meglio la rimozione.
Anche quest’anno depositeremo un fiore per Reuf sul luogo dell’omicidio; ma andiamo avanti:
- Proponiamo di dedicare una targa o una lapide a tutti i morti sul lavoro, per essere chiari, come per
le pietre di inciampo realizzate per le persone perseguitate dai nazisti; i morti sul lavoro devono
essere ricordati come i partigiani - Proponiamo un coordinamento cittadino delle realtà che si occupano della salute e della sicurezza
degli immigrati (abbiamo mandato messaggi di invito ma non li pubblichiamo in attesa delle
eventuali adesioni); una sottolineatura: i dati epidemiologici (1) mostrano che i lavoratori immigrati
, se collocati in attività non precarie, sono vittima di eventi negativi meno degli italiani lavoratori
precari; dunque il problema è la precarietà e non la appartenenza etnica; tuttavia è più frequente
che gli immigrati siano collocati coattivamente nei recinti del lavoro usurante e schiavistico; le
eventuali barriere linguistiche e le diversità culturali hanno certo un peso ma entrano in sinergia
negativa con gli abituali fattori di rischio delle organizzazioni del lavoro nocive e costrittive; da
questo punto di vista la vulnerabilità della condizione del lavoratore immigrato svela al mondo una
contraddizione la cui bonifica va a vantaggio di tutti ; la conclusione è logica : immigrati e autoctoni
sono nella stessa barca , e quando diciamo barca intendiamo non solo in senso metaforico visto
quello che è accaduto poche ore fa al largo di Lampedusa.
DOMANI 21 MARZO PRIMO GIORNO DI PRIMAVERA ORE 12 VIA RANZANI : UN FIORE PER REUF
Daniele Barbieri, Patrizia Beneventi, Davide Fabbri, Vito Totire, Raffaele Train
Circolo “Chico”Mendes, RETE NAZIONALE LAVORO SICURO, centro Francesco Lorusso via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 20.3.2025
(1) Il fenomeno infortunistico nel lavoro interinale, Nola ed altri, MdL 2001, 92, 4, 281-285
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