Le menzogne del NO al referendum

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Ho avuto spesso occasione di contestare le scelte e le posizioni espresse da Pietro Ichino.

Ho sempre cercato di farlo “nel merito” delle questioni, contestando “punto per punto”, per evitare qualsiasi rischio di operare indiscriminate generalizzazioni.

Contemporaneamente, gli ho sempre riconosciuto grande coerenza di pensiero e di azione.

Coerenza che professionalmente lo portava, per esempio, a difendere strenuamente – fino a negare, secondo il giudizio di numerosi altri esperti e studiosi, anche l’evidenza rispetto ad alcune storture del decreto legislativo 276/93 – quella che, a mio parere anch’egli in modo strumentale, si ostina(va) a definire “Legge Biagi”.

Che lo induceva a procedere “a senso unico” – con ostinazione e determinazione degne di ben più nobili cause – verso la sostanziale “neutralizzazione” dell’art. 18 dello Statuto, attraverso il superamento del licenziamento “per giusta causa”.

La stessa che ne faceva l’ostinato e feroce sostenitore di quello che lui chiama(va) “Contratto a tutele crescenti”, ma che, in buona sostanza, di crescenti non aveva le tutele ma solo l’ammontare dell’indennità di licenziamento e rappresentava la pessima versione – più penalizzante, per i lavoratori coinvolti – del c. d. “Contratto unico”, elaborato anni prima da Tito Boeri.

Coerenza che, rispetto alla collocazione politica, lo aveva indotto a lasciare il Pd di Bersani – considerato troppo di sinistra (!) – a favore del gruppetto di ” Mario Monti”, per poi operare un felice ritorno al Pd di Renzi; finalmente non più di sinistra!

C’è, però, qualcosa d’insopportabile nel suo procedere; che offende la sua stessa intelligenza, prima ancora di noi: il mentire sapendo di mentire!

Ritengo lo faccia, ancora una volta, in modo gravissimo, attraverso la sua Newsletter nr. 387 di oggi 11 aprile.

Nello specifico, nel riportare il quesito referendario del 17 prossimo, nonché il testo legislativo nelle due versioni: a) il comma 17 dell’art. 6 del decreto legislativo 152/2006, come modificato dalla legge 208/2015; b) lo stesso comma 17 del 152/2006, come eventualmente risultante dalla vittoria del SI al referendum, Ichino, pur di indurre all’astensione o al NO, mente senza timore di rasentare il ridicolo.

Afferma, infatti: “Se il quorum venisse raggiunto e prevalessero i Si………………… Non cambierebbe niente, anche perché – come è noto – l’abrogazione di una norma legislativa non fa certo rivivere la norma che era in vigore precedentemente; e ancor meno l’abrogazione parziale”.

Niente di più falso!

Infatti, come probabilmente dato per certo anche dalla più sprovveduta tra le “matricole” di Giurisprudenza e certamente noto a un giuslavorista del suo livello,   proprio l’eventuale abrogazione di alcune parole dal testo legislativo – così come richiesto dai Sì al referendum – lo fa rivivere nella formulazione previgente.

In sostanza, il 152/2006 tornerebbe alla versione originale; non più modificato dalla legge del 2015.

Quindi, anche quando il senatore renziano conclude l’articolo affermando: “Forse, dunque hanno ragione coloro che protestano contro un referendum del tutto inutile e invitano gli elettori ad astenersi dal voto”, mente sapendo di mentire!

Non dice, infatti, che il prevalere dei Sì al referendum ha il preciso obiettivo di limitare lo sfruttamento dei giacimenti alla durata delle concessioni governative già in atto. Per impedire, dunque, che l’estrazione degli idrocarburi continui sine die fino all’esaurimento del giacimento (per la durata di vita utile del giacimento); anche se nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

Renato Fioretti

Collaboratore redazione di Lavoro e Salute

Napoli, 11 aprile 2016

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