NANOMATERIALI: ONNIPRESENTI, INVISIBILI E INSIDIOSI

COSA SONO LE NANOPARTICELLE

100.000 volte più piccole di un capello, le nanoparticelle consentono all’industria di raggiungere performances  sempre più elevate per i propri prodotti motivo per cui la ricerca sull’uso dei nanomateriali corre veloce. Orsetti di peluche che incorporano nanoparticelle d’argento per combattere batteri e acari, asciugamani e calzini di cotone infusi da miliardi di particelle d’argento per fare in modo che non puzzino, mute e costumi da bagno intrisi di nanoparticelle per favorirne una rapida asciugatura, biscotti dalla glasse lucide, colorate e appetitose.

MANCA UNA REGOLAMENTAZIONE CERTA E CONDIVISA

La ricerca scientifica sulla sicurezza delle nanoparticelle, però, non va di pari passo così come si è ancora lontani da una regolamentazione unica e condivisa sull’uso sicuro dei nanomateriali. Nel settore della cosmesi e in quello alimentare si è giunti all’obbligo di indicare in etichetta la presenza dei nanomateriali in tempi recenti: nel 2013 per i cosmetici e nel 2014 per i prodotti alimentari. Quel che è certo è che l’indicazione in etichetta, per giunta limitata a soli due settori, è insufficiente a rassicurare i consumatori che rivendicano una informazione chiara sui possibili rischi alla salute derivanti dalle nanoparticelle. L’Unione Europea non sembra essere sorda a questa richiesta e due anni fa ha fatto partire il progetto “NANoREG” che ha l’obiettivo di armonizzare i tipi di test da effettuare per misurare la sicurezza dei nanomateriali.

IL NOSTRO TEST

Anche il Test-Salvagente si è occupato di nanoparticelle portando in laboratorio cinque padelle antiaderenti di note marche. In tutti i casi l’analisi al microscopio rilevò sullo strato superficiale – quello a diretto contatto con i cibi – una discreta quantità di nanoparticelle.

Valentina Corvino

20/6/2016 www.testmagazine.it

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