BREXIT, AMBIENTE LAVORO SALUTE E DINTORNI

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Molti operatori, consulenti, tecnici che svolgono professionalmente attività nel campo della prevenzione per la salute e la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro ritengono che la loro sia un’attività “tecnica” neutra e neutrale che poco o per niente ha a che fare con la “politica” o meglio con le “politiche” europee e nazionali dei diritti al lavoro e alla salute.

In pochi anni le trasformazioni organizzative e tecnologiche del lavoro hanno cambiato i contenuti del lavoro e la distribuzione dei rischi per la sicurezza e la salute concentrando verso le mansioni meno qualificate le esposizioni ai rischi. Per esempio rischiano di infortunarsi e/o ammalarsi anche gravemente gli addetti al facchinaggio e alla logistica, settori ove si sono moltiplicate forme cooperative spurie con contratti di lavoro e trattamenti salariali assai spesso indecenti.
Un discorso analogo vale per i lavoratori che raccolgono pomodori e altri prodotti agricoli, in prevalenza extra comunitari,  ricattati spesso dai caporali che li minacciano di denunciarli perche privi del permesso di soggiorno e/o con il permesso scaduto.

Possiamo poi volgere lo sguardo verso il settore delle costruzioni e delle ristrutturazioni di edifici o di opere infrastrutturali ove si riproducono situazioni di grave rischio per la sicurezza che si sarebbero dovuto eliminare da tempo, con le tecnologie e con una diversa organizzazione del lavoro. Se questo non è avvenuto le ragioni vanno ricercate nella  struttura produttiva del settore sempre più frammentata con la trasformazione di elettricisti, imbianchini, muratori, carpentieri da lavoratori dipendenti in imprenditori individuali esposti al massimo ribasso per avere l’affidamento dei lavori….
L’automazione delle procedure d’ufficio sostituite dalle transazioni digitali sta producendo il fenomeno degli esuberi nelle banche, nelle assicurazioni, negli uffici pubblici e privati. Una massa enorme di persone stanno vivendo questa trasformazione con preoccupazione e ansia poichè nel contempo non vi è alcuna “progettazione” su come qualificare e trasformare il loro lavoro che sta per essere “mangiato” dalle macchine in altri lavori più qualificati e utili. L’unica risposta normativa da parte del governo è stata quella d’introdurre l’istituto del demansionamento e del licenziamento per “ragioni economiche”.

Le aggregazioni e le coalizioni dei lavoratori in difesa dei propri diritti avvengono solo quando le procedure di licenziamento sono state avviate e prevalgono in questi casi la ricerca della “salvezza individuale”.
La solidarietà in diverse situazioni è stata sostituita da una subcultura primitiva della concorrenza tra lavoratore e lavoratore, tra lavoratore anziano e quello meno  anziano, tra uomini e donne …
E’ in questo clima che si consolida l’idea che si è soli contro il mondo ed emerge prima la sfiducia , poi il “rancore” diffuso contro il sistema tanto più forte quanto più sono deboli gli strumenti tradizionali di tutela ( il sindacato, le forme della partecipazione democratica alla politica…)
Un rancore che alimenta  movimenti politici populisti: vedi il recente voto per l’uscita della Gran Bretagna dalla UE, vedi il voto per le presidenziali austriache, vedi la crescita di Pegida in Germania…
Questo grande malessere sociale è stato prodotto, gran parte,  dalle politiche europee della Commissione Barroso e dall’attuale Commissione a guida Junker che hanno privilegiato l’Europa dei mercati versus l’Europa dei diritti. Da anni denunciamo su diario prevenzione le politiche di deregulation in materia di salute e sicurezza nel lavoro, tra i  primi abbiamo portato alla conoscenza degli elaborati del Gruppo di lavoro Steuber che hanno come obiettivo la inertizzazione delle direttive europee in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fino al Piano REFIT…
Invece d’innovare la legislazione europea in materia di salute e sicurezza  ai nuovi contesti tecnologici e produttivi si sono preoccupati di spogliare i lavoratori dei loro diritti: chi ha seminato vento ora raccoglie tempesta…. e pure se ne meravigliano !

Fare prevenzione in quest’epoca è sempre più difficile, si registra una rapida “evaporazione” delle esperienze  e delle metodologie di analisi, valutazione dei rischi.
Vale sempre di più l’affermazione che in questa epoca ” bisogna prepararsi ad essere impreparati”, ad affrontare i contesti senza schemi preconcetti e porsi nella condizioni che prima di avere le risposte giuste occorre formulare le domande pertinenti.
Per questi motivi “fare prevenzione” in quest’epoca vuol dire anche  alzare lo sguardo dal campo “tecnico” definito, ove spesso la soluzione non c’è,  verso i luoghi dove vengono prese le decisioni e cercare di comprendere le tendenze e le strategie in atto. Non si tratta di evocare una partecipazione “di pancia”, di  questa ce n’è pure troppa, ma una partecipazione consapevole e intelligente che parte dalla comprensione del significato del proprio lavoro di “preventori” in relazione ai problemi da risolvere e alle scelte che fa il potere rispetto al diritto alla salute dei cittadini che vivono del proprio lavoro. Come “compito per le vacanze” pensiamo possa bastare.

Gino Rubini

editor di diario-prevenzione.it

14/7/2016

RIFERIMENTI

“QUESTA” GLOBALIZZAZIONE DILATA LE DISEGUAGLIANZE
http://www.sindacalmente.org/content/questa-globalizzazione-dilata-le-diseguaglianze-5-articoli-iniziata-25-anni-fa

La salute, diritto fondamentale
http://www.saluteinternazionale.info/2016/06/la-salute-diritto-fondamentale/

Bruno Giorgini: La Brexit delle fratture
http://www.inchiestaonline.it/politica/bruno-giorgini-la-brexit-delle-fratture/

CES: l’urgenza di rivitalizzare la politica comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro
http://www.diario-prevenzione.it/articoli/Laurent_Vogel_04122014.pdf

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