Decreti Madia, così la Troika ridisegna il pubblico impiego

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Il Governo  ha diffuso un comunicato nel quale manifesta profonda soddisfazione per i decreti Madia e le modifiche apportate al Testo Unico del Pubblico Impiego. Ben pochi saranno i lavoratori e le lavoratrici disponibili ad andare alla fonte, a leggersi la documentazione per discuterla con colleghi\e, quasi tutti proni alla vulgata ufficiale del Governo e di Cgil Cisl Uil .
Proviamo allora per la “svogliata” forza lavoro della Pa a costruire una sintesi partendo proprio dal comunicato ufficiale

Il progressivo superamento della “dotazione organica”

Si superano le dotazioni organiche (quelle che ci dicono quanti sono i posti da coprire in base ai vari profili) perché sarà il limite di spesa l’ elemento centrale delle politiche occupazionali, ovvero le scelte centralistiche della legge di bilancio che l’Europa impone, il governo propone e la maggioranza in parlamento approva. Ma per illudere sulle novità arriva il “Piano triennale dei fabbisogni”,  e in prospettiva un sistema informativo nazionale per imporre il contenimento delle assunzioni agli enti locali o comunque pilotarle con  la definizione di obiettivi di contenimento e attraverso un sistema informativo nazionale volto ad orientare la programmazione.

Senza dotazione ci saranno maggiori assunzioni? No gli enti locali perderanno un’ altro pezzo della propria autonomia organizzativa e gestionale in ordine all’ erogazione dei servizi.

Crescono le responsabilità disciplinari dei pubblici dipendenti
In sostanza si vogliono aumentare i motivi per i quali si può essere sanzionati e licenziati, finalizzando e  accelerando i tempi dell’azione disciplinare,  per cui ogni scusa sarà buona poi per decurtare il salari, ovviamente esclusi i “furbetti protetti” da politica e dirigenza, con  l’introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti;

La favola dell’ aggiornamento delle procedure
In enti senza strumenti di lavoro si pensa a nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione,  insomma si vende fumo ad una opinione pubblica che rivendica servizi maggiori e migliori che non avrà;

Senza mai avere redatto una ricognizione del precariato
Ente per ente, comparto per comparto, si parla di stabilizzazione dei precari. Ma ci sono i soldi? E per quanti precari? Ovviamente sui numeri e sulle risorse silenzio assoluto, perché tutto dipende dal Piano Triennale dei fabbisogni, che però lo si deve elaborare  in funzione dei limiti di spesa.;

La disciplina delle forme di lavoro flessibile
Il Governo se la cava con il divieto di stipulare nella Pa, dal 2018, contratti di collaborazione. Ma cosa intendono fare con le migliaia di collaborazioni ad oggi esistenti soprattutto in università ed enti di ricerca? Difficile saperlo se non conoscono neppure l’entità delle collaborazioni.

L’integrazione nell’ambiente di lavoro delle persone con disabilità
Altro annuncio mediatico che stride con i gravi ritardi nella assunzione dalle categorie protette, dalla presenza di barriere architettoniche negli uffici pubblici

La definizione delle materie escluse dalla contrattazione integrativa
Chi aveva parlato del rilancio della contrattazione viene smentito, semplificare significa nel linguaggio del Governo eliminare materie fino ad oggi oggetto di contrattazione, per cui limitarne la portata. E la pietra tombale sulla politica dei redditi che il sindacato confederale aveva enunciato come la grande strategia degli ultimi trent’ anni, da difendere con la contrattazione decentrata luogo e momento dove si dovevano distribuire risorse salariali vere per garantire il potere d’ acquisto delle retribuzioni. E’ evidente come è finita e il prossimo ccnl ne sarà la conferma ;

La riorganizzazione delle funzioni di accertamento medico legale in caso di assenze per malattia
Riuscirà l’inps a effettuare visite con organici risicati come quelli attuali? Ma al governo, questo non interessa, l’ importante è far passare il messaggio che saranno colpiti i dipendenti pubblici “malati immaginari” soprattutto nel fine settimana.

La razionalizzazione e integrazione dei sistemi di valutazione
La performance è usata come strumento di controllo, divisione e disuguaglianza salariale; anche in questo caso si parla di semplificazione, un termine mistico per occultare il fallimento della performance e la sua inutilità ai fini di migliorare il servizio pubblico , utile solo a ridurre il salario dei\lle dipendenti della Pa.

La valutazione  regolerà la “durata” della vita lavorativa del pubblico dipendente
Diverrà cioè non solo la condizione necessaria per l’erogazione di premi, ma rileverà  ai fini delle progressioni economiche, e di qualunque incarico anche di minime responsabilità. Anzi la  valutazione negativa delle performance, in casi specifici e determinati disciplinati nell’ambito del sistema di misurazione, può produrre effetti a fini disciplinari;

La performance espressione del nuovo centralismo di controllo governativo
La valutazione non sarà più solo espressione dei risultati legati a obiettivi ( purtroppo quasi mai conosciuti prima dal personale) con riferimento all’amministrazione nel suo complesso, ai singoli settori  o direzioni in cui si articola e ai singoli dipendenti o gruppi di dipendenti, ma diverranno preponderanti gli obiettivi generali delle P.A. che poi si identificano con quelle politiche nazionali imposte dalla troika che entreranno di fatto nei contenuti generali di ogni comparto di contrattazione collettiva di appartenenza. Il Piano della performance e il ciclo di programmazione economico-finanziaria, diventano gli strumenti con il quale gli enti saranno ulteriormente “commissariati” con l’ introduzione di sanzioni in caso di mancata adozione del Piano;

I nuovi meccanismi di distribuzione delle risorse previsti dai Ccnl

E’ di fatto stata messa la parola fine agli incrementi contrattuali legati ai tabellari delle categorie e profili professionali. Infatti la contrattazione collettiva stabilirà la quota delle risorse destinate a remunerare, sia la performance organizzativa e quella individuale, ma anche  i criteri idonei a garantire che alla significativa differenziazione dei giudizi corrisponda un’effettiva diversificazione dei trattamenti economici correlati.

Ecco dove finiranno i promessi 85 euro a regime a cui han fatto finta di credere gli ipocriti sindacati confederali. Di fatto siamo tornati 50 anni indietro con la riproposizione di nuove “gabbie salariali”, con la negazione di ogni competenza e professionalità del pubblico dipendente, per renderlo debole contrattualmente, per cui ricattabile.

Roberto Cerretini e Federico Giusti

23/5/2017 http://popoffquotidiano.it

 

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