Il PD è il partito bellicista, pro Nato e pro Maastricht, tra i più convinti in Italia
Nonostante le apparenze di un dibattito interno, il Partito Democratico sembra navigare in acque tutt’altro che agitate quando si tratta di politica estera e, in particolare, di riarmo europeo. Le recenti prese di posizione della segretaria Elly Schlein sul piano di potenziamento militare continentale hanno acceso i riflettori su una presunta divergenza con le istituzioni europee, in primis la Commissione. Tuttavia, a un’analisi più approfondita, emerge un quadro in cui la discussione si concentra più sulle modalità di spesa che sulla sostanza di un’ineludibile svolta verso un’economia di guerra.
L’apparente scontro tra Schlein, che sembrerebbe propendere per una difesa comune incentrata su un esercito europeo, e la Commissione, orientata verso il rafforzamento dei singoli eserciti nazionali, non scalfisce un dato di fatto: la mastodontica spesa di 800 miliardi di euro per il riarmo del continente non viene contestata da nessuna voce di rilievo all’interno del PD, anzi. La critica , della segretaria e pochi altri dentro il PD, semmai, si annida nel “come” spendere questa cifra esorbitante, non nel “se” sia necessario intraprendere una simile corsa agli armamenti. Questa convergenza di fondo rivela un PD profondamente radicato in una visione bellicista della politica internazionale, erede di una tradizione atlantista che lo ha sempre visto schierato a favore di interventi militari e di un robusto apparato difensivo.
Non sorprende, quindi, che il PD si configuri come una delle forze politiche più interventiste del panorama italiano. Le sue radici affondano in un’area culturale che ha sempre guardato con favore all’alleanza con gli Stati Uniti e alle logiche della deterrenza militare, dentro la scelta di campo occidentale, anche se oggi questa scelta è “suprematista” . Oggi, questa impostazione si traduce in un sostegno pressoché incondizionato alla prosecuzione del conflitto in Ucraina, con il partito che ha votato compattamente a favore dell’invio di armi e di ingenti finanziamenti al governo di Kiev. Nessuna evidenza circa la natura antidemocratica e corrotta del regime ucraino, li scalfisce, la presenza decisiva e dirimente di elementi di estrema destra (dichiaratamente nazisti) all’interno delle forze armate, non muovono nulla nel PD, che si erge a paladino di una guerra ad oltranza contro l’invasione russa.
Paradossalmente, il PD, che non ha mai mancato di criticare aspramente le posizioni di Donald Trump, anche giustamente su certi aspetti politici, oggi sembra contestare proprio quell’apertura al dialogo per una soluzione pacifica in Ucraina che Presidente americano ha intrapreso con Putin. L’attacco frontale di Schlein alla Meloni, invitandola a schierarsi “con Trump o con l’Europa”, evidenzia una concezione dell’Europa come entità intrinsecamente bellicista, contrapposta a qualsiasi tentativo di de-escalation del conflitto. Questa visione si è concretizzata in votazioni al Parlamento Europeo che hanno sancito la linea dura del “fino alla vittoria” contro la Russia, senza nessun distinguo interno al partito.
La proposta di un esercito europeo, pur sollevando interrogativi legittimi sulla sua fattibilità e sulla sua governance in assenza di un vero e proprio Stato europeo, non rappresenta una reale discontinuità con la logica del riarmo. Anzi, potrebbe essere interpretata come una strategia per centralizzare e potenziare ulteriormente la capacità militare del continente, rispondendo forse più alle dinamiche interne all’Unione Europea e ai rapporti di forza tra i paesi membri che a una reale volontà di costruire una difesa comune, (su cui siamo contrari) sotto un controllo democratico e trasparente. A chi risponderebbe quest’esercito europeo in mancanza di uno stato e di organi di governo sovranazionali legittimati dal voto popolare (oggi illegittimi)? Ai paesi più forti? Alla NATO? Lo scenario appare nebuloso e potenzialmente pericoloso, oltre che devastante sia economicamente che socialmente.
In questo contesto, ad esempio, il silenzio assordante del PD di fronte al dramma del genocidio palestinese perpetrato dal governo Netanyahu, amico e alleato di molti paesi occidentali, appare come un’ulteriore conferma di una visione geopolitica selettiva e orientata verso la difesa di interessi specifici, non certo dei popoli europei, spesso in antitesi con i valori di pace e giustizia sociale che il partito dichiara a parole di perseguire.
La realtà è che, al di là delle schermaglie interne sulle modalità del riarmo, il PD sembra pienamente allineato con una narrazione che vede nella guerra e nell’economia bellica una risposta alle sfide internazionali. Questa impostazione appare sempre più distante dalle reali esigenze del paese, soprattutto delle fasce sociali più colpite dalla crisi economica, dall’inflazione, dalla precarietà del lavoro e da salari da fame, che avrebbero bisogno di ben altro che di una spirale di militarizzazione e di un’escalation di conflitti. Il partito che un tempo si richiamava ai valori della sinistra pacifista, ha abbracciato senza riserve la logica della guerra, allontanandosi sempre più dalla base sociale reale del paese.
Marco Nesci
21/3/2025 https://www.apcinkiesta.it/
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