La lega vuole i medici a part time, per implementare la privatizzazione del sistema sanitario con l’intramenia, che al contrario va abolita.

Il nodo delle liste d’attesa è diventato da tempo la sineddoche dello sfascio del sistema sanitario nel nostro Paese. Tutte le persone, da tempo, hanno potuto verificare con mano, attraverso percorsi lunghi e dolorosi, quanto sia difficile ottenere risposte in tempi decenti alle proprie domande di salute ad iniziare da esami semplici, che tuttavia possono fare la differenza per la propria vita.

A fronte di questo stato consolidato le risposte che stanno arrivando da chi ha responsabilità di governo, ma anche da larga parte delle opposizioni sotto l’egida del PD sono francamente vergognose. Al ripristino di un percorso credibile di ricostruzione del Servizio Sanitario Nazionale, si preferiscono investimenti di centinaia di miliardi di euro in spese militari, o la costruzione di un disastroso esercito europeo. Chi sostiene che tale scelta è compatibile comunque con un rilancio del welfare compie una operazione totalmente menzognera, che va respinta al mittente con forza.

In questi giorni il ministro Schillaci si sta decisamente lamentando con le regioni perché, sostiene, non starebbero applicando tempestivamente il suo piano per ridurre le liste d’attesa. In realtà quel piano, come molti tentativi già sperimentati sui territori è destinato al fallimento per molte ragioni, in primis la mancanza di risorse e di una idea di fondo di ridisegno programmatico di tutto il comparto. Naturalmente ogni regione ha sue peculiarità e presenta altresì tratti comuni a tutte le altre. Se si guarda al Piemonte, per esempio, si nota sia la chiara mancanza di risorse da impiegare a fronte di un definanziamento strategico che dura da anni, sia la mancanza di un riordino della medicina territoriale. In modo specifico quella regione non è in grado poi, se si parla di liste d’attesa, di attuare un governo della domanda utile per dare le giuste priorità rispetto a patologie e gruppi di età differenti, puntando a dare l’impressione che basti una revisione tecnologica del centro di prenotazioni per dare risposta a tutti.

Come è facile evincere da queste brevi notazioni sono assolutamente deficitari ragionamenti e impegni sia sul terreno finanziario, sia su quello della riforma sostanziale dell’esistente.

Se ci colleghiamo a questo ultimo aspetto, è significativo guardare alla recente proposta in dieci punti avanzata dalla Lega. All’interno di quel pacchetto si trova l’idea di mettere mano alla riforma sanitaria Bindi del 1999, segnatamente nella parte in cui essa istituiva le prestazioni mediche private in regime di intramoenia. Quando più di venti anni fa si andò in quella direzione si disse che sarebbe stato utile per mettere sotto controllo pubblico l’attività in libera professione dei medici. Credo che, anche a fronte di quanto propone oggi la Lega, andrebbe fatto un bilancio critico di quella esperienza, al di là di gravi scandali che qua e là sono emersi intorno a irregolarità patenti nell’applicazione. Che cosa è cambiato dal punto di vista delle persone, dei malati e delle malate? Sono state ridotte le liste d’attesa per quella via? Assolutamente no! Quello che è successo è stato che sin troppe volte l’utenza veniva posta di fronte alla indegna scappatoia della visita privata in intramoenia, per eliminare i tempi di attesa. Questo va ricordato al capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari che sostiene “il part time pubblico per lavorare anche nel privato”. Chi come la Lega vuole mettere mano alla già discutibilissima norma sull’intramoenia per destrutturarla ulteriormente a favore del regime privatistico lavora per peggiorare le condizioni di chi porta un problema di salute, dando una ulteriore torsione privatistica a tutto il sistema.

E’ del tutto evidente che oggi il grande tema rimane quello di trasformare la sofferenza individuale, il mugugno in azione politica collettiva. Saper creare i giusti nessi tra crisi del welfare e spese militari deve essere il primo nodo da affrontare per ricreare consapevolezza e una possibile azione vasta di lotta. Sullo specifico delle liste d’attesa, che in ogni caso rimangono uno dei problemi più evidenti e su cui si possono innescare risposte in contro tendenza, si possono aggiungere altre idee oltre a quella di un rifiuto netto di sostituire la salute con le armi. Da una parte occorre sviluppare la rete di sportelli che oggi aiutano le persone a ottenere risposte in tempi ragionevoli con l’attivazione diretta presso le proprie ASL. Dall’altra va assolutamente ripresa la riflessione critica sull’intramoenia, per decidere quali azioni intraprendere al fine di eliminare, non allargare come vuole la Lega, questo istituto come un vero e proprio ostacolo per la rinascita di un Servizio Sanitario Nazionale pubblico degno di tal nome.

Alberto Deambrogio segretario PRC Piemonte

28/3/2025 https://www.apcinkiesta.it/

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