Scandalo Paragon: governo Meloni accusato di spiare giornalisti e attivisti

Paragon sospende l’Italia da Graphite dopo che WhatsApp rivela lo spionaggio di giornalisti e attivisti. Roma nega, ma l’azienda israeliana interrompe i rapporti, sospettando abusi. Il caso rilancia il dibattito sulle democrazie e l’uso illecito di spyware.

Scandalo Paragon: Italia esclusa dallo spyware Graphite dopo accuse di spionaggio

Lo scandalo Paragon ha investito l’Italia, portando alla luce l’uso improprio di software di sorveglianza avanzati contro giornalisti e attivisti, e solo il sostanziale controllo del governo sui media sta impedendo che si capisca la gravità dell’accaduto.

Paragon, un’azienda israeliana specializzata nella produzione di software di spionaggio, ha sviluppato Graphite, uno strumento di sorveglianza di livello militare in grado di penetrare negli smartphone protetti.

L’azienda ha interrotto la collaborazione con le autorità italiane, sospendendo l’accesso a Graphite, dopo che Meta, proprietaria di WhatsApp, ha comunicato che il software era stato utilizzato per spiare circa un centinaio di giornalisti e attivisti.

Tra le persone avvisate da WhatsApp riguardo a una possibile violazione dei loro telefoni, tre sono note per le loro posizioni fortemente critiche nei confronti del governo italiano guidato dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni.

Paragon collabora esclusivamente con istituzioni governative, come i servizi di sicurezza israeliani, l’FBI e altre agenzie statunitensi, oltre a diversi clienti europei, inclusi due enti italiani legati rispettivamente alle forze dell’ordine e al settore dell’intelligence. È la prima volta che l’azienda è coinvolta in uno scandalo riguardante possibili abusi della sua tecnologia.

La replica del governo italiano che non ha convinto Paragon

Dopo le rivelazioni, pubblicate dal quotidiano israeliano Haaretz, Paragon ha richiesto al governo italiano di rispondere alle accuse e di fornire informazioni dettagliate sui presunti abusi. All’inizio della settimana, due clienti italiani di cui non sono state rese le generalità, per ovvi motivi, sono stati disconnessi da Graphite, perdendo l’accesso allo spyware.

Il 5 febbraio, il governo italiano ha negato qualsiasi violazione degli accordi, sia all’azienda che pubblicamente. In un comunicato diffuso dalla presidenza del consiglio, ha dichiarato di non aver preso di mira i giornalisti e ha apparentemente attribuito le responsabilità ad altri paesi, elencando numeri con prefissi telefonici riconducibili, oltre all’Italia, anche a Belgio, Grecia, Lettonia, Lituania, Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia.

Tuttavia, Paragon non ha accettato la spiegazione fornita dall’Italia e, il 6 febbraio, ha deciso di non ripristinare l’accesso dei clienti italiani al software, interrompendo con effetto immediato i rapporti commerciali con le autorità del paese.

L’uso di Graphite per spiare i dispositivi di giornalisti o attivisti politici rappresenterebbe una violazione sia delle leggi israeliane sulle esportazioni di tecnologia sia dei termini del contratto dell’azienda.

In questi casi, Paragon può chiedere spiegazioni ai clienti, che sono tenuti a giustificare le proprie azioni per non perdere la licenza e l’accesso al sistema.

In passato, aziende come NSO Group hanno bloccato clienti in Polonia, Ungheria e Arabia Saudita dopo rivelazioni sull’uso del software Pegasus contro giornalisti e dissidenti.

Le ultime notizie danneggiano la reputazione “pulita” e “responsabile” che Paragon ha cercato di costruirsi negli anni, presentandosi come un’azienda attenta al rispetto dei diritti umani e determinata a interrompere immediatamente qualsiasi legame con i clienti che utilizzano i software spia contro i giornalisti.

Se uno dei clienti italiani ha effettivamente utilizzato Graphite per spiare attivisti o giornalisti, l’azienda israeliana potrebbe annullare definitivamente il contratto.

Democrazie invasive

Con l’avvento di governi come quello di Meloni in Italia e con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, in Europa e negli Stati Uniti si è riacceso il dibattito sulle tecnologie di sorveglianza e sull’idea che, in teoria, le democrazie occidentali tendano ad abusarne meno.

Le ultime rivelazioni probabilmente alimenteranno la pressione per vietare la vendita di questi strumenti in tutto il mondo.

John Scott-Railton, ricercatore del Citizen Lab, ha dichiarato che la scoperta degli attacchi agli utenti di WhatsApp attraverso lo spyware di Paragon “ci ricorda che i software spia mercenari continuano a proliferare, insieme al loro inevitabile uso improprio. Anche le democrazie abusano dei sistemi di sorveglianza: ignorare questo fatto è irresponsabile. Siamo nel 2025. Un’azienda che produce spyware e non mantiene un atteggiamento vigile con tutti i suoi clienti lo fa unicamente per interesse”.

10/2/2025 https://www.kulturjam.it/

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