Toh, che si rivede! Il nucleare (in)civile
La lobby del nucleare ha subìto due sonore sconfitte nei referendum del 1987, poi del 2011 (vero che sono stati complici gli incidenti di Chernobyl e di Fukushima, ma penso che sarebbe avvenuto ugualmente), ma noi italiani abbiamo la pessima abitudine di pensare che “passata la festa, gabbato lo santo”. Perfino scordando, con molta superficialità, che in questo paese rimane il problema di sistemare i residui che i nostri pur limitati programmi nucleari ci hanno lasciato, e che non solo graveranno su un futuro lontano (per dire, continuiamo a pagare nella bolletta elettrica un onere per il nucleare pregresso chiuso da 33 anni) ma potrebbero provocare incidenti anche gravi se non provvederemo a una soluzione duratura.
Ma la baldanza di quelle vittorie sta originando una vera distopia poiché quasi nessuno, nemmeno fra gli ambientalisti più impegnati, sembra far caso alla riscossa della lobby nucleare che cerca di spacciare l’energia nucleare come carbon free.
Disgraziatamente sembra che fra le vittime di questo inganno ci sano anche i movimenti dei giovani per il clima! Che non sappiano nulla sull’energia nucleare è comprensibile, dal momento che ai tempi delle lotte antinucleari non erano neanche nati e che in nessuna scuola secondaria, anche “scientifica”, si arriva a studiare la fisica del nucleo. Greta in persona è stata più che ambigua su questo, anche se so per la mia esperienza diretta con i FFF che altre/i mantengono forti riserve, quando non un aperto rifiuto. C’è semmai da chiedersi chi consigli Greta su cose che evidentemente non può sapere: ma qui è obbligatorio dire che gli “scienziati”, alla cui autorità i movimenti si appellano, sono in grande maggioranza pro-nucleari! Un bel problema.
Questa situazione ci riporta comunque indietro di decenni. Che fare dunque?
Personalmente, come tanti altri, ho scritto valanghe di cose, più o meno dettagliate ma sempre accessibili a tutti, e ho sostenuto dalla fine degli anni ‘70 centinaia di incontri con specialisti e con la popolazione: ma – ed è un grosso “ma” – allora non c’era internet! Non si può realisticamente pretendere che i giovani trovino e leggano addirittura libri, come L’Italia Torna al Nucleare (Jaca Book 2008), o addirittura il più sistematico, scritto con Giorgio Ferrari, SCRAM1, Ovvero la Fine del Nucleare (Jaca Book 2011).
E allora riprendo da un approccio
soft, con un sintetico “breviario” di temi sul nucleare (in)civile più
vicino alla moda attuale di whatsapp o facebook: ovviamente gli
statements che seguono non vengono sviluppati con il dettaglio che
necessiterebbero per venire sostanziati, ma forse possono avere
un’immediatezza che possa fissarsi nella mente, e stimolare una
riflessione.
* * *
► L‘energia nucleare non è solo un’energia “più grande”, ma ha
un’origine completamente diversa dai processi che avvengono sulla Terra.
Il nucleo dell’atomo contiene energie milioni di volte maggiori di
quelle degli elettroni esterni responsabili dei processi chimici. Ne
segue (ma viene di solito occultato) che se si attivano processi
nucleari, essi producono inevitabilmente prodotti artificali radioattivi
inesistenti sulla Terra (vedi per dettagli il mio: Antropocene-Capitalocene-Nucleocene: l’eredità dell’Era Nucleare è incompatibile con l’ambiente terrestre (e umano), 11.09.2018).
► È ovvio, con conoscenze elementari sui fenomeni nucleari, che il
processo di fissione nucleare (cioè non chimico) all’interno di un
reattore non produce CO2, ma si occulta intenzionalmente l’intero ciclo
nucleare.
► L’estrazione del minerale, la sua lavorazione, la fabbricazione del
combustibile, sono processi che anche senza essere esperti producono
CO2! Se l’energia nucleare venisse rilanciata, si dovrebbero sfruttare
miniere e minerali meno ricchi di uranio, ed è elementare capire che il
processo produrrebbe emissioni crescenti di CO2.
► Anche l’uranio è una risorsa esauribile!
► La costruzione delle centrali (i cui costi e tempi di costruzione sono
aumentati moltissimo, ad esempio per le norme di sicurezza sempre più
stringenti) produce chiaramente CO2. Nuove centrali nucleari
arriverebbero comunque troppo tardi a fronte dell’emergenza climatica
sempre più incalzante: costi e tempi sono enormemente superiori a
progetti di energie rinnovabili!
► Rilasci radioattivi e conseguenze sanitarie? Ovviamente ci assicurano
che le nuove centrali sono assolutamente sicure e non producono rilasci
radioattivi. Sarà! Lo hanno da sempre assicurato, tanto lo si vede dopo
molti anni: come chiedere all’oste se il suo vino è buono. Si deve
insistere, le radiazioni nucleari non sono come gli altri inquinanti.
Istruttiva l’inchiesta di Presadiretta del 2010,.
► Ma come tutti gli artefatti, anche le centrali nucleari hanno una vita
limitata, al termine della quale devono essere smantellate. Si sono
accumulate nel mondo più di 400 centrali nucleari che aspettano il
decommissioning: processo, sempre rinviato, che si sta rivelando molto
più lungo, complesso e costoso di quanto si fosse previsto (il costo del
decommissioning del sito nucleare britannico di Sellafield lievita di
continuo, le valutazioni superano 100 miliardi di Sterline!). In Italia
vi erano solo 4 centrali attive, di piccola o media taglia: il
decommissioning è attorno al 40%.
► La “coda” del ciclo nucleare non è affatto meno complessa, e ancor
meno carbon free. I residui radioattivi (non solo “scorie”, la fissione
produce plutonio, “prezioso” materiale militare!) costituiscono un
problema non meno grave della CO2. Solo negli USA si sono accumulate 70.000 tonnellate di combustibile esausto, che
è un materiale che deve rimanere isolato da qualsiasi contatto umano
per migliaia di anni. Nessun paese ha ancora realizzato un deposito
nazionale per i residui radioattivi. In Italia questi residui sono
immagazzinati in una ventina di depositi “provvisori” che si deteriorano
sempre più (Rai Report, “L’eredità”, mentre il progetto del deposito nazionale langue da anni.
► Last but absolutely not least – anche se l’Italia sembra non coinvolta
– l’intrinseco dual-use, civile militare, della tecnologia nucleare.
* * *
Anche se per il momento sembra remota la possibilità che l’Italia possa
riprendere programmi costruzione di centrali nucleari a fissione,
continua a finanziare programmi di fusione nucleare. Non solo partecipa
al programma internazionale di costruzione di ITER, International Thermonuclear Experimental Reactor, in Francia (lievitazione costi a 20 miliardi), ma sviluppa un progetto proprio, il cui costo previsto è di 600 milioni di Euro.
Ovviamente (per onestà) il mio parere è opposto ai tanti che dominano in internet. In estrema sintesi, la fusione di nuclei leggeri è stata realizzata dal 1949 nelle bombe termonucleari (bomba H), a da 60 anni viene annunciata come vicina la fusione nucleare controllata, per usi civili, ma questa promessa si è regolarmente allontanata nel tempo.
Non voglio qui entrare nel merito, ma
proviamo a fare la previsione più ottimistica. In modo molto grossolano
ma comprensibile, supponiamo 10 anni per realizzare un processo di
fusione che si autosostenga, altri 10 per progettare un reattore
commerciale, altri 10 per costruire le prime centrali a fusione.
Insomma, assai difficilmente potremmo pensare di produrre energia
elettrica dalla fusione entro la metà del secolo, più realisticamente
nella seconda metà. Non è comunque un tantino tardi per tamponare la
crisi climatica che incalza? Mentre i progetti delle energie rinnovabili
sono già oggi disponibili, in continuo progresso, e realizzabili in
pochi anni; e sicuramente molto meno costosi. E il futuro non potrà che
essere molto, molto meno energivoro.
Intanto ITER o altri progetti divorano per la loro realizzazione
energia, e producono CO2! A me non sembra un buon affare (per la
popolazione) e sostengo che sono soldi buttati.
Ma poi, la fusione sarebbe davvero priva di rischi, inconvenienti, o ricadute negative? Mi limito a segnalare un articolo: D. Jassby ha lavorato su esperimenti di fusione nucleare per 25 anni al Princeton Plasma Physics Lab, “Fusione nucleare: criticità e rischi di un progetto irrealizzabile”.
Last by not least, i militari – solita storia – lavorano da più di 10 anni alla National Ignition Facility (NIF) al Livermore Laboratory per la fusione nucleare con un metodo diverso (confinamento inerziale), “progettato per consentire esperimenti senza precedenti sulla fisica delle armi nucleari e consentire di conservare il deterrente nucleare degli USA senza ulteriori test sotterranei”: se sia anche per progettare armi nucleari innovative non viene ovviamente detto.
Angelo Baracca
22/10/2020 https://www.perunaltracitta.org
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